La regola dei 30 giorni: cosa dice davvero la legge sul prezzo barrato
Di tutti i controlli che puoi fare su uno sconto, questo è l'unico che ha una legge alle spalle. Vale la pena conoscerlo, perché ribalta il rapporto di forze: non devi più "fidarti" del prezzo barrato, puoi pretendere che significhi qualcosa.
Cosa prevede la norma
La cosiddetta direttiva Omnibus (direttiva UE 2019/2161) è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 26/2023 ed è applicabile dal 3 luglio 2023. Ha introdotto nel Codice del Consumo una regola semplice: quando un venditore annuncia una riduzione di prezzo, deve indicare come prezzo di riferimento il più basso che ha applicato nei 30 giorni precedenti.
Detto in modo diretto: il "prezzo pieno" barrato non può essere inventato all'ultimo minuto. Deve rispecchiare quello che è successo davvero nell'ultimo mese in quel negozio.
Cosa cambia per te, in pratica
- Il barrato ha un significato verificabile. Non è più un numero decorativo: è una dichiarazione su un mese di storia commerciale.
- Il rialzo preventivo diventa irregolare. Alzare il prezzo per una settimana e poi "scontarlo" dal valore gonfiato non rispetta la regola.
- Un "−50%" partito da un prezzo mai visto prima è un campanello. Se quel prodotto non è mai stato venduto a quella cifra nell'ultimo mese, il riferimento non regge.
Come usarla concretamente
- Davanti a uno sconto, chiediti: questo prodotto è mai costato quella cifra negli ultimi 30 giorni?
- Verifica con lo storico prezzi o, su eBay, con il filtro "Venduti".
- Se il barrato non trova riscontro da nessuna parte, non stai guardando uno sconto: stai guardando una messa in scena.
Questo è il primo filtro che applichiamo prima di pubblicare un'offerta. Se il "prezzo prima" non regge sullo storico, l'offerta la scartiamo — anche quando la percentuale sarebbe stata bellissima da mostrare.
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